Lo stand della cooperativa Pescatori di Cesenatico
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Il pesce fa festa Cesenatico 2018 …VanForFood presente

La festa del pesce

Dall’alto della collina di Brunate al mare. Dal 31 ottobre al 4 novembre scorsi il pesce del mare adriatico è stato il protagonista della sagra marinara tra le più importanti della riviera romagnola. La manifestazione che si tiene due volte l’anno, una a giugno e una a novembre, si chiama “Il pesce fa festa Cesenatico 2018” e noi, golosi di pesce azzurro, non potevamo non andarci.

Lungo le vie che costeggiano il Porto Canale di Cesenatico oltre ai consueti mercatini è possibile, durante i giorni della festa, degustare menù di pesce pensati appositamente per l’occasione e proposti dai ristoratori della zona, spazio dunque a Piadina con il Sardoncino, Risotto alla marinara, Spiedini, grigliate e l’immancabile Fritto Misto nel cartoccio da passeggio.

Porto Canale di Cesenatico, Museo della Marineria
vista del porto canale di cesenatico

Arrivare a Cesenatico

Andiamo per gradi, sicuramente stavate già pregustando il sapore salino dei fiori di zucchina ripieni di alici, o il gusto tipico dei monfettini in brodo di seppie, ma prima a Cesenatico ci dovete arrivare.

E nei giorni de “Il pesce fa festa Cesenatico 2018” non è così immediato.

Per chi giunge da Nord Ovest la strada è abbastanza obbligata, si prende l’autostrada A1 in direzione Bologna e una volta arrivati nel capoluogo emiliano, la A14 in direzione Ancona. Il bello dell’edizione di novembre è che passerete indenni le “forche caudine” della tangenziale bolognese all’andata, ma non preoccupatevi, pagherete tutto con gli interessi al ritorno.

Noi invece arrivavamo dalle Marche (di cui vi racconteremo tra qualche giorno ndr) e quindi siamo saliti sempre attraverso l’autostrada A14 fino a Pesaro e poi, essendo degli amanti dei panorami mozzafiato, abbiamo deviato per la Strada Panoramica San Bartolo che collega, passando per i colli che dividono Marche e Romagna, Pesaro a Gabicce, per poi restare sulla SS16 Adriatica e raggiungere Cesenatico passando attraverso Rimini e le sue mille “frazioni” (Rivabella, Bellariva, Rivazzurra e chi più ne ha più ne metta).

Parcheggiare

A meno che non siate fortunati come Ivan che trova sempre parcheggio davanti agli ingressi dei locali anche a Milano, munitevi di santa pazienza e cercate. Oppure recatevi all’area camper a pagamento (un parcheggio che per il resto dell’anno è libero mentre costa 5€ nei 4 giorni della festa) e parcheggiate lì, ma non così facilmente.

Tony Furgony e l'ultimo parcheggio
Tony Furgony ha trovato l’ultimo parcheggio

Nei nostri 2 giorni abbiamo contato, inseriti in ogni parvenza di parcheggio, qualcosa come 500 camper, noi non abbiamo dovuto cercare (la proverbiale fortuna di Ivan si diceva) e abbiamo trovato l’ultimo posto libero tra due camper nel parcheggio de “La Casa del Materasso”.

Stranamente eravamo gli unici “Vanners“, circondati da camper ben più grandi di noi, fino a veri e propri motorhome con ruote gemellate e IMU da seconda casa. Forse il fatto di avere una coibentazione adatta ai climi più freddi rispetto al tessuto dei più comuni Westfalia paga d’inverno (grazie Overcar).

Mangiare, Imparare, Shoppingare

Una volta espletate tutte le formalità dell’arrivo, seguite la fiumana di gente che si butta nel Porto Canale, (sede de “Il pesce fa festa Cesenatico 2018”) indifferente scegliere la via a destra o quella a sinistra, entro la sera successiva le avrete fatte entrambe e ne avrete a noia ( a meno che non siate donne a cui piace guardare ogni singola bancarella, lì potrebbero volerci delle ore aggiuntive). Noi abbiamo scelto la strada di sinistra, un po’ perchè era ora di cena ed era quella più vicina, un po’ perchè tanto sapevamo che poi avremmo percorso l’altra, e quindi era indifferente.

Osteria del Mare

Accolti dal profumo dei tipici bomboloni e ciambelle, la pancia direbbe di cominciare dal dolce, ma noi siamo qui per il pesce e allora, con la promessa di non tornare nel Van senza ripassare dal dolciaio, passiamo oltre e, con il nostro proverbiale sesto senso (in questo Anna è infallibile) ci fermiamo in quella che pare essere una delle osterie più rinomate della zona “La Lampara – Osteria del Mare”  . Il loro tendone è il più chiassoso del Porto Canale, il risotto alla marinara è appena arrivato dalla cucina e la porzione singola del fritto di paranza è almeno per due, unico errore, le patatine fritte. Non andavano comprate ma gli occhi hanno vinto sulla pancia.

Risotto alla marinara, Fritto di Paranza e patatine fritte
Risotto alla marinara, Fritto di Paranza e patatine fritte

Il risotto alla Marinara

Il risotto mantiene le promesse, un profumo di mare che in bocca è un esplosione di pescato del giorno, il pomodoro che accompagna il sughetto di pesce è delicato, non tende a coprire il pesce e, caso raro, non dà nessun problema di acidità né in bocca né in pancia. Un ottimo piatto. Per quanto riguarda la cottura del riso, dipende dal proprio gusto personale, io in un piatto di questo tipo lo preferisco morbido, quasi a strizzare l’occhio ad una “zuppa”, c’è chi invece lo preferisce un po’ più al dente, asciutto.
Forse anch’io se fossimo stati all’edizione di giugno avrei preteso una croccantezza maggiore e una mantecatura diversa, ma a novembre con il cielo grigio e plumbeo, mi piace anche così.

Il fritto di Paranza

State of the art. Stato dell’arte. È un’espressione che si usa per identificare un prodotto che è il migliore disponibile in un determinato momento in un determinato “campo”, un po’ come fu per l’iPhone che era lo stato dell’arte degli smartphone per anni. Il fritto di paranza de La Lampara è così, giusta la frittura, la panatura, il pesce ha un gusto fenomenale, la salatura persino è al punto giusto. La porzione abbondante permette ad Anna di gustare il suo piatto e a me di assaggiarlo, entrambi ci guardiamo e ci diciamo “ma dove siamo stati fin’ora?” Come detto sopra le patatine erano di troppo, dopo un fritto così, la bocca non deve sapere d’altro che di un ottimo pesce dell’adriatico.

La passeggiata pomeridiana e… la fine.

Dopo un pranzo così, terminato alle 15.30, il massimo è rientrare alla base e schiacciare un pisolino, ma noi no! In giro per il mercatino, tutto il mercatino, tra panni col bamboo, panni con il carbonio (novità 2018!), troviamo un trio jazz, dei cari amici artigiani conosciuti a Piacenza (link qui) e qualche creativo che produce ottimi lavori in ceramica, in cartapesta o in materiali di riciclo, ma il rapporto tra cinesate e artigianato è impietosamente a favore delle prime. Prima di rientrare facciamo in tempo a mangiare un bombolone ripieno alla crema.

Bimba accarezza Willy
Durante le nostre passeggiate tanti bambini accarezzano Willy, e non solo i bimbi

…la fine.

Il resto della giornata potrebbe sembrare un film degli anni ’70 tra viaggi allucinogeni e distaccamento dalla realtà, discorsi senza né campo né coda. Fatto sta che alle 19.00 siamo rientrati nel Van e siamo entrati in una condizione di stanchezza e spossatezza globale, tanto da non essere riusciti nemmeno a cenare e con grande difficoltà a preparare il letto. Ad un certo punto in effetti ci siamo guardati e ci siamo detti “quasi quasi dormiamo qui sotto, abbiamo visto che scomodi non si stà”. Poi diligentemente abbiamo pensato al povero Willywelloveyou che avrebbe dovuto sopportare il nostro russare e uno spazio ancor più ristretto… e siamo saliti.

A domani per la domenica…

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